APSL - Ente di Promozione Sociale
Editoriali
Confort termico e condizione mentale

 

Il confort termico viene definito come una condizione mentale, la giusta temperatura dell’ambiente in cui si lavora agevola infatti le condizioni di benessere generale del lavoratore.

Non è sempre facile trovarsi in una condizione ottimale, in un ambiente confortevole in fatto di temperatura. Alcune sedi lavorative sono all’esterno, altre prevedono uno spazio unico per molti lavoratori, ci sono circostanze in cui un lavoratore deve spostarsi da un ufficio ad un altro o raggiungere sale comuni ove, anche nel tragitto, possono riscontrare parametri microclimatici non omogenei… ogni luogo di lavoro presenta caratteristiche diverse ed è necessaria un’attenta e corretta progettazione degli impianti di climatizzazione per il riscaldamento (ed il raffrescamento in estate), una corretta disposizione delle postazioni di lavoro fisse nei confronti degli elementi di diffusione dell’aria, non troppo vicino né troppo lontano ed evitare gli “spifferi”. È altresì necessario un abbigliamento adeguato per chi lavora in ambienti esterni. La sensazione del freddo (o caldo in estate) può determinare il benessere del lavoratore e la normativa indica come intervenire al fine di garantire la miglior soluzione possibile di ambiente lavorativo confortevole.
Tra le misure di prevenzione c’è la raccomandazione a non superare i 20-22 gradi centigradi di temperatura ed utilizzare vaschette per umidificare l’ambiente nonché provvedere alla corretta e periodica manutenzione degli impianti di climatizzazione, sia per garantire la piena efficienza di funzionamento sia per garantire le necessarie condizioni di salubrità dell’aria.

Redazione