APSL - Ente di Promozione Sociale
Editoriali
L’EFFICACIA DI UNO SLOGAN

Da parecchi anni l’Europa invita a sostenere campagne di sicurezza sul lavoro attraverso iniziative che incoraggiano alle buone prassi, alla formazione ed all’informazione, al coinvolgimento ed alla partecipazione del sistema lavoro, all’investimento su se stessi e sull’innovazione eppure…

Eppure, se pur raramente, succede di leggere slogan terroristici e inefficaci a risolvere o diminuire il rischio infortuni sul lavoro. Per fare un esempio, citiamo “L’Italia che muore al lavoro”. Il lavoro nobilita, non uccide. Gli atteggiamenti scorretti, la distrazione, la negligenza e la leggerezza di alcuni datori di lavoro nonché dirigenti, capi e lavoratori possono provocare infortuni anche mortali, purtroppo troppo spesso mortali ma, in un giorno, uno ed un solo giorno in cui sono morti in 9 su un unico tratto di montagna, parlare di “L’Italia che muore al lavoro” suona provocatorio.

La montagna ha le sue regole e non sarebbe onesto impedire agli amanti della montagna di frequentarla solo perché, in determinate circostanze, può rivelarsi pericolosa. Idem per il lavoro: esistono le regole, le leggi ed esiste il buon senso. L’idea che per evitare le morti bianche si debbano decimare i datori di lavoro e debellare i posti di lavoro non è l’unica soluzione, si potrebbe tentare di considerare un progetto di vita sicura e pianificarlo, durante le ore di lavoro e nei giorni di festa come, per esempio il 1° maggio che il calendario ricorda come la festa di San Giuseppe Lavoratore. Una vera innovazione sarebbe quella di non escludere la formazione dei lavoratori alla sicurezza dai vantaggi fiscali, come invece è avvenuto nel varo della legge finanziaria di fine anno.

Redazione